CASTELLI DI RABBIA

“…Nella sua camera Mormy se ne stava con le coperte tirate fin sopra la testa aspettando tuoni che non arrivavano mai. Aveva otto anni e non sapeva bene che cosa gli stesse succedendo. Però aveva stampate negli occhi due immagini: il volto di Jun, il più bello che avesse mai visto, e la tavola apparecchiata giù, in sala da pranzo. I tre candelieri, la luce, il collo stretto di bottiglie sfaccettate come diamanti, la salviette con misteriose lettere ricamate sopra, il fumo che saliva dalla zuppiera bianca, il bordo dorato dei piatti, la frutta tutta lucida posata su grandi foglie in una coppiera d’argento. Tutte queste cose e il volto di jun. Gli erano entrate negli occhi, quelle due immagini, come l’istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata. Se le sarebbe portate dentro per sempre. Perchè è così che ti  frega la vita.  Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te li togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand’è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule:  a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva…..”.

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Care amiche, per le vostre vacanze o se siete al mare come me, tra castelli di sabbia vi suggerisco Castelli di rabbia, una lettura che io ho trovato molto gradevole.

À bientôt!

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