SEPPIA

“Tre ombre umane passano via nel grande rettangolo verso gli incroci delle calli a nord.  Un piccolo gruppo – quattro donne – attraversa senza una parola e fila verso il Ponte dell’Accademia a sud. e’ il momento del colloqui con le statue, del silenzio in cielo e in terra: qualche raro passo risuona altrove, non qui. Giro da solo, mi muovo lentamente tra pietre e secoli, nel tempo che è stato e in quello che (forse) verrà – non si è molto sicuri  nè dell’uno, nè dell’altro, mentre il presente…”

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“Sempre qualcuno per strada; poco o tanto, i passi umani non mancano mai. Così circolano sempre parole in aria, per strada, sull’acqua, da una riva all’altra. Le loro, le nostre parole.  Ci sono momenti, dei tratti, degli interi percorsi, che le parole per strada, nelle calli, nei portici, si confondono, quasi non si distinguono, solo un brusio. Altri momenti che le parole si alzano improvvisamente nel vuoto delle calli; si incrociano, tornano, risuonano, filano via con gli echi più strani….”

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Le parole sono tratte dal libro di Paolo Barbaro “Venezia, la città ritrovata”.

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